La canzone sociale del Misero Spettacolo: PPP

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Si intitola “Porci, Pecore e Pirati” il nuovo disco del Misero Spettacolo: guidati dal cantautore Beppe Tranquillino, l’opera spolvera e prende in prestito il pensiero e la letteratura di Pier Paolo Pasolini e ne fa musica inedita. Le iniziali del nome dello scrittore tornano protagoniste anche nel singolo di lancio di cui in rete esiste un video molto intenso: “PPP”. Il consumismo, la cultura edonista e l’etica a buon mercato. Un potere che logora il popolo e la sua evoluzione dietro un meccanismo subdolo di fascinazione e dottrine manipolatrici. BoxMusica affronta l’argomento e vi racconta questo nuovo disco del Misero Spettacolo:

Come si finisce a dar voce al pensiero pasoliniano? Cosa ti ha spinto in questa direzione?
Sicuramente sono stato spinto dalla riscoperta profonda di un pensiero molto affine al mio personale e in un periodo storico palesemente e veggentemente preannunciato più di 40 anni fa. La riscoperta del pensiero pasoliniano è avvenuta per caso. Tempo fa mi era stata commissionata una colonna sonora per un progetto cinematografico su Pasolini. Nel mio essere maniacalmente curioso ho creduto opportuno studiare e ripercorrere tutte le tappe artistiche dello stesso Pasolini, leggendo l’intera sua opera letteraria, poetica e saggistica senza tralasciare l’esame delle sue opere cinematografiche e visive. E’ stato così naturale durante questo mio percorso rinnamorarmi del pensiero pasoliniano (che già conoscevo ma non così dettagliatamente) e della sua comunicazione semiotica. Poi il progetto cinematografico per il quale stavo lavorando si è arenato, non è più andato in porto e così tutte le idee formulate e condivise sono confluite, in maniera del tutto naturale ed inconscia, in 12 canzoni che hanno dato vita al concept album “Porci, Pecore e Pirati”

Una canzone d’autore impegnata contro il main stream di ritornelli veloci. Che strada resta al vostro “misero spettacolo”?
Vorresti dire che non c’è futuro e spazio per un progetto come il nostro? Sigh!!! Amara pillola da ingoiare!… scherzo! Sinceramente ammetto che non ci sono state delle “soddisfazioni mainstream” e difficilmente potrebbero esserci però il pubblico che ci segue cresce sempre di più e ne siamo orgogliosi. Sempre più persone attente ascoltano quello che abbiamo da dire noi e molti altri artisti che magari non sono “mainstream”. Riceviamo mail, a volte dopo i concerti o in radio incontriamo persone e discutiamo con loro riguardo ad idee ed elucubrazioni varie. Per noi sono grandi ed importanti riconoscimenti che arrivano da un pubblico attento e curioso. Senza poi vantare e parlare di uno dei riconoscimenti più alti ai quali potevamo ambire come ricevere il patrocinio del Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini. Di strade ce ne sarebbero tante e diverse. Certo sarebbe bello riuscire ad avere una certa visibilità nel mainstream (e attenzione perchè oggi esiste anche il “mainstream indipendente” e modaiolo con tutte le sue logiche di mercato differenti ma simili), poter fare ascoltare la nostra voce in tutte le case degli italiani… ma chissà se poi non diventeremmo anche noi modelli di un mainstream diverso e omologato! Onanismi mentali: perdonatemi!

Nel video di “PPP” ci sono figure allegoriche (e neanche tanto allegoriche) determinanti al racconto: ce ne vuoi parlare?
No, dai… così ci tocca svelare tutti i segreti e i concetti semiotici che creano un po’ di mistero attorno al videclip! Che peccato!… Scherzo!
Il video racconta in qualche modo una storia senza alcuna azione determinante di un protagonista misterioso. Questo protagonista lo scopriamo lentamente ma non capiamo chi possa essere davvero: forse un uomo di potere o un borghese o un misterioso uomo dietro le quinte di qualcosa; insomma un uomo che, all’inizio della storia, esce da un palazzo signorile (la stessa Villa Aldini che Pasolini scelse per ambientare il suo film “Salò”). Per l’intera durata del video, questo uomo vaga per la città senza fare nulla di significativo. Passeggia, osserva la città dall’alto, prega in una chiesa, accende una candela all’altare di un Cristo Crocifisso (personaggio spesso presente nel cinema pasoliniano che possiamo incontrare nelle personalità popolari e sofferenti dei protagonisti che vivono un personale calvario allegoricamente simile), lascia un obolo nel piattino di un senza tetto e poi incontra un moderno Gesù Cristo in carne ed ossa (in tuta da runner e con la corona di spine in testa), affannato e stanco, lo ignora e prosegue senza mai fermarsi lungo il suo percorso che sembra abbia un obiettivo. Tutte le immagini e le fotografie sono supportate dalle liriche della canzone dove un ipotetico moderno plutocrate Ponzio Pilato racconta la sua idea di democrazia, di potere e ortodossia, condannando la verità eterodossa e i pensatori liberi nemici dello stato e della serenità. Nel video abbiamo cercato di fotografare un po’ tutto l’immaginario pasoliniano che rientra all’interno della canzone stessa: un’idea di potere plutocrate e solitario, un’idea di crocifissione e redenzione solitaria, un’idea di democrazia e demagogia ipocrita, un’idea di perbenismo fine a sè stesso e molte altre idee nascoste tra le righe, per poi arrivare al finale che non vorrei svelare ma che ha come tutto il resto il suo senso allegorico e semiotico.

Un disco davvero intenso…pensi che qualcosa andava aggiunta o tolta? Oppure l’equilibrio perfetto è stato raggiunto?
La perfezione per quanto ci riguarda non esisterà mai. Aggiungerei molto e forse toglierei qualcosa. Riscriverei e cambierei molte cose. E’ sempre così. Il disco, come ogni altra opera d’arte, ti appartiene ed è plasmabile solo fino al momento in cui lo consegnerai al pubblico. Poi apparterrà a quest’ultimo e vivrà di una vita propria. Le canzoni prendono vita e cambiano così come cambiano gli esseri viventi. Già ora a pochissimi mesi dall’uscita, continuiamo a cambiare le canzoni dal vivo e le immaginiamo sempre in modi del tutto differenti da come sono state impresse su disco.

E poi la scelta stilistica di dare alla musica. Come si intreccia il rock con la morbidezza dei suoni acustici?
In modo del tutto naturale. Veniamo tutti da esperienze musicali differenti e varie. Abbiamo tutti suonato rock, jazz, blues, classica e chi più ne ha ne metta anche se siamo i primi a sostenere che bisognerà fare i conti con la teoria della relatività e che “..i generi musicali non sono altro che un’opinione” (dal nostro primo disco “Tutto è un’opinione”). Per ragioni a volte pratiche abbiamo suonato molto dal vivo in set acustici innamorandoci della morbidezza propria dei set in questione. Abbiamo però un’attitudine innata all’energia rock-folk che ci scorre nelle vene e siamo convinti che l’attitudine rock (o punk o folk o pop che sia) abbia una personalità forte per attirare l’attenzione e la curiosità. Così in modo del tutto naturale siamo quel che siamo. A noi piace definirci una band cantautorale (che vuol dire tutto ma non vuol dire niente)!

Dal vivo…Il Misero Spettacolo come fa rivivere Pierpaolo Pasolini?
Dal vivo portiamo in scena uno spettacolo che racconta una storia fatta di tante canzoni che rappresentano un concept album ispirato al pensiero pasoliniano. Citiamo articoli ed immagini pasoliniane, omaggiamo altri pensatori a lui affini (come Orwell e Huxley); cantiamo canzoni tratte dai nostri due dischi precedenti che racchiudono spesso idee affini che riscopriamo solo oggi influenzate da uno dei più grandi intellettuali che l’Italia possa vantare. A volte trasformiamo lo spettacolo in una sorta di teatro canzone dove rivivono i personaggi creati da Pasolini stesso. Credo che il pensiero pasoliniano trasudi dai nostri strumenti, sui nostri palchi, dalle nostre parole che indagano il marcio e il misero spettacolo insito per primo in noi stessi, e ci auguriamo possa arrivare chiaramente a tutti, incuriosire e perchè no, insinuare dubbi, far riflettere liberamente e cambiare qualcuno che a sua volta abbia voglia di cambiare un mondo che potrebbe essere migliore! Utopia? Qualunquismo? Spero proprio di no!

di Luca Bolsena

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