Il Presidente e fondatore di Artist First e l’arrivo di Tidal

Claudio Ferrante

“L’arrivo sul mercato dello streaming di Tidal, la nuova piattaforma acquisita e promossa da Jay-Z insieme ad alcuni tra i più importi artisti del mondo, è sicuramente una notizia di rilievo. Non tanto per le aspettative in termini di business, ma perché, per la prima volta, gli artisti in prima persona si sono uniti per dare un segnale forte e rimettere la musica, e il rispetto della musica al centro della scena.
La situazione attuale, in cui la musica è arrivata ad essere così svalutata, è frutto di un percorso dell’industria musicale a livello mondiale che ben poco ha fatto per fornire una migliore percezione, soprattutto in termini di valore. Prendiamo l’esempio delle royalties provenienti dallo streaming: se gli artisti ricevono somme complessivamente poco significative non è colpa di questa o quella piattaforma, ma del meccanismo di negoziazione che è scattato all’inizio con le grandi major, basato su incassi anticipati degli importi concordati, accordi che non hanno tenuto conto dell’importanza della remunerazione dell’Artista in un’epoca si grande generale contrazione dei loro ricavi. Chi è arrivato in seconda battuta, come gli indipendenti o gli artisti meno affermati, si è trovato di fronte a parametri poco equi, ma che ormai erano stati fissati.
Certo, la presa di coscienza dei grandi artisti è partita con Tidal dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di affermare un modello di business digitale per gli artisti, ma è l’Italia ad essere uno dei primi paesi in cui si è attivata una coscienza artistico-imprenditoriale: nel 2009 Renato Zero si è staccato dalla sua casa discografica, seguito dai Pooh, gli Afterhours, i Nomadi, Mina, Elio e le Storie Tese, Alex Britti, il Teatro degli Orrori, insieme ad altri imprenditori e produttori che hanno scelto di percorrere strade alternative nel mondo della distribuzione.
L’arrivo di Tidal è la dimostrazione che siamo arrivati a un punto in cui gli artisti si hanno preso consapevolezza della situazione e hanno deciso di esporsi in prima persona per cambiare un mercato che, paradossalmente, propone una quantità pressoché infinita di musica a fronte di un compenso economico inadeguato ed una scarsa qualità in termini di percezione”.

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