Manuel Rinaldi: il rock italiano della nuova generazione

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Si intitola “Faccio quello che mi pare” il nuovo disco del giovane rocker italiano Manuel Rinaldi. Un lavoro che suona forte e presuntuoso, arrogante nei toni e deciso nel carattere. Rivalsa e rivoluzione ma soprattutto quella rabbia costruttiva che ci porta a cambiare le carte in tavola. Ritornare a se stessi è una formula che Rinaldi celebra in diverse forme, coniugando testi diretti su sonorità del rock “antico” di qualche generazione in Italia. Il tutto in equilibrio su una matrice decisamente pop da hit. In rete il nuovo video del singolo “Lo stato dei soldi”. L’intervista per gli amici di BoxMusica

Un rock d’autore nel marasma del pop commerciale. Ambizioni dietro un lavoro simile?
Riuscire per quanto mi è possibile a cambiare le cose cercando di smuovere come hai detto bene tu, questo marasma del pop commerciale che mi ha veramente stancato. Stiamo vivendo un momento storico particolare per quanto riguarda la musica. Riempiti sempre di più da progetti clone che suonano tutti uguali e dicono e ripetono continuamente le stesse banalità. Io cerco di dare un taglio differente alla mia musica; non però per andare “contro corrente”, semplicemente facendo quello che mi sento ed esprimendo le mie emozioni, lasciandomi andare, ricercando la mia autenticità. Questo disco è nato così, spontaneo e vero…insomma ho fatto quello che mi pareva alla mia maniera.

Al disco hai restituito un taglio radiofonico per andar incontro ai dettami della comunicazione?
Assolutamente no! Le mie canzoni sono così, hanno sempre avuto un ritornello o un motivo che può essere più “mainstream” ma non c’è una ricerca in questo, sopratutto in questo disco non c’è nulla di pensato a tavolino. Credo che non ci sia nulla di più finto di andare incontro ai dettami della comunicazione, se segui quella strada non sei reale e prima o poi il bluff viene scoperto. Sono più per il “fai quello che ti senti”.

Dai tuoi storici “10 Minuti” a questo nuovo lavoro. Cos’è cambiato davvero?
Sono cambiate le sonorità sicuramente, questo disco ha un’ aspetto più “cattivo”, ho cercato di rifarmi alle sonorità della scena grunge degli anni 90 e ho detto le cose in maniera più tagliente, rimanendo sempre nel mio “modo” di scrivere provocando a volte, ironizzando altre.

Dal vivo come suona questo disco? Ha anche sembianze acustiche?
Dal vivo ha una gran botta. Sprigiona tutta la sua energia, chitarre, basso e batteria che suonano insieme come nel disco, non ci suono suoni virtuali o elettronici, è tutto “vero”! Ho anche provato una soluzione acustica cercando però, di dare sempre quel taglio un po’ “graffiante” che contraddistingue il disco e devo dire che il risultato non è niente male.

Sei in Tour? Prossime date?
Sto pianificando un tour, prossimamente le date.

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