Millelemmi: il rap filosofico di “Italodelicastrofunk”

truppa millelemmi

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Un disco, un perché…direbbero molti… qualcuno si lascerebbe divertire dietro il bellissimo sound del singolo “Apri la porta”…qualcun altro si farebbe rapire pensando alla visionarie dei colori…ma proprio su invito di Sfera Cubica che ci fermiamo a sottolineare l’ascolto con un chiave di lettura che sulle prime, siamo sinceri, non avremmo mai deciso di adoperare. Ed è vero: l’ascolto del nuovo disco di Millelemmi, soppesando con interesse e attenzione le trame a dir poco spirituali che vengono dipinte con un linguaggio assai popolare e quotidiano, diventa altrettanto ricco di spunti e di accattivanti stati sensoriali. Il rap quotidiano diventa karma digitale che poi alla fine, se non ci perdiamo solo dietro la visionaria parata di colori, è messaggero di qualcosa che dovrebbe appartenere a tutti. Un disco colto, un disco che spazia decisamente oltre i banali confini del genere…un disco che pretende tempo per essere raccontato.

Dal singolo “Apri la porta” viene fuori rinnovata la voglia di far dialogare assieme l’introspezione artistica ad un linguaggio popolare…sia dal punto di vista testuale che musicale. Tu come la vedi?
La vedo male caro amico intervistatore. Il linguaggio popolare è ridotto in fin di vita e chi ha voglia di poesia non fa sentire la sua voce, anche solo perché è meno volgare di chi urla la sua ignoranza.

Che poi nel resto del disco ti lasci più volte ad introspezioni personali che sembrano volersi poco concedere alla massa del pubblico…
Se le ho messe in un disco penso che siano più che concesse.
Sarà che questa “massa del pubblico” che detta così assume una forma assai poco desiderabile, ha spesso bisogno che le venga fatto un disegnino chiaro e semplice? Io credo nella bellezza dell’ombra, la quale necessita di un’indagine prolungata per essere intaccata da qualche lume di comprensione. I miei dischi preferiti a distanza di anni riescono a non stancarmi poiché non sono così chiari e semplici.

Nel disco ci sono poi innumerevoli facce, suoni e forme canzone diverse. Anche tu sei dell’idea che un’unica cifra stilistica non basti a raccontare tutto di un’artista?
Si, a meno che forse il suddetto artista abbia un po’ poco da raccontare.

Che poi nella tua carriera c’è tantissima poliedrica voglia di cambiamento. Sei più cose e più persone allo stesso tempo. Oggi Millelemmi è “Italodelicastrofunk”. Stai già pensando ad un futuro diverso?
Che poi cominciare le frasi così stanca un po’.
I poliedri mi piacciono molto, specialmente l’ icosaedro troncato per vari motivi.
Io sono più cose e persone allo stesso tempo e non ho mai visto un dottore al riguardo, su questo ci sarebbe da chiacchierare. Se dovessi dirti cosa penso del futuro sarei poco professionale se non scortese, ergo glisso.

Mai pensato che l’incontro con “Demetrio” (tanto per parafrasare alcuni dei significati del tuo disco) possa condurti in altre consapevolezze di te? A questo punto il disco serve al pubblico per capire o a Millelemmi per capirsi?
Mi trovo di nuovo a non seguire: cosa dovrebbe capire questo pubblico? Qual’è la necessità?
Di fronte a Guernica o a un tramonto per esempio c’è bisogno di capire? Ce lo devono spiegare?
La maggior parte delle persona pensa che Battiato finisca con “Cuccuruccuù paloma” e saltella ad una festa, rendiamocene conto.
La consapevolezza che abbiamo di noi stessi è una soltanto, può cambiare di profondità e altitudine, ognuno faccia la sua ricerca e se vuole condivida. Io ho fatto un disco ed è divertente come le le domande che mi vengono fatte al riguardo vertano quasi tutte su questi argomenti. Mi pare di notare che la necessità di questo qualcosa in più non sia completamente sopita, eppure non salta quasi mai fuori. Ma bisogna farsi coraggio.
Grazie delle domande.

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