Romina Falconi tra Sanremo, X-Factor ed Eros Ramazzotti! INTERVISTA

Romina Falconi

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Intervista Esclusiva a Romina Falconi tra Sanremo, X-Factor ed Eros Ramazzotti. Romina Falconi è recentemente tornata sulle scene grazie al nuovo progetto discografico dopo la lunga gavetta (nel 2007 ha partecipato al Festival di Sanremo nella sezione giovani con il brano “Ama” e nel 2012 a X Factor sotto la direzione artistica di Morgan; durante il suo percorso artistico, la giovane cantante romana ha collaborato con molti artisti grazie alle sua capacità autorali e alla sua voce, da Eros Ramazzotti a Nesli). E’ una cantante molto interessante: audace, determinata. E’ nata e cresciuta a Torpignattara. La passione per la musica e la bella voce l’hanno aiutata a crearsi una vita energica e le hanno insegnato a continuare a credere nei sogni. E’ stata in tour con Eros Ramazzotti, è molto amica di Immanuel Casto con cui ha collaborato. E’ uscito a febbraio il primo di una trilogia di EP in programma.

Romina Falconi è da poco uscito il tuo nuovissimo singolo “Sotto il cielo di Roma”. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa nuova avventura e soprattutto cosa rappresenta questo nuovo brano per te?
Ho avuto modo di provare diverse strade ma fino ad ora mai un progetto tutto mio, ecco perché ci ho messo un po’ di tempo per organizzare tutto: volevo presentare le canzoni scritte da me e arrangiamenti nuovi. E’ stato come mettersi di fronte allo specchio. Per la prima volta mi sono messa a nudo ed è stato il rischio più bello che abbia mai affrontato. “Sotto il cielo di Roma” è stata la canzone più difficile da fare: è un brano autobiografico, può sembrare strano ma per una come me è più facile parlare di esperienze in generale e sentimenti anziché di me stessa. Oltre al testo, l’arrangiamento è dubstep, una sfida all’inizio assurda ma poi piacevolissima. Filippo Fornaciari è il produttore del brano, una persona a cui devo molto perchè ha passato giorni e giorni in studio con la stessa voglia che avevo io di sperimentare.

“Sotto il cielo di Roma” è estratto dal primo di tre EP. Perché questa scelta così particolare?
Quando cambi pelle negli anni nessuno sa darti un’etichetta in particolare. All’inizio sembrava quasi un difetto la mia versatilità. Mi sono spesso sentita dire: ”se riesci bene in un lento o in un brano R’&B’ poi nessuno sa dove collocarti…” Ho fatto di necessità virtù. Il primo dei tre Ep doveva essere sperimentale. Una scelta difficile ma sicuramente intrigante. Mi sono detta: meglio far capire subito che non voglio appartenere ad etichette, poi i lenti verranno. Infatti nel secondo Ep (uscirà il 12 maggio) ci saranno dei brani molto più orecchiabili. Il bello di questo mio percorso, che mi vede come la discografica di me stessa, ha tanti lati scomodi, cioè nessun supporto forte, nessun investitore, ma il buono che ha è che non si hanno padroni e non si subiscono regole discografiche che sanno un po’ di vecchio. Dal momento che rischio con la mia pelle è interessante farlo nella maniera che ho creduto più consona e che mi rappresenta più di qualsiasi cosa fatta fin ora. “Sotto il cielo di Roma” per me rappresenta la ribellione.

Torniamo un po’ indietro a quel lontano 2007 quando con il pezzo “Ama” partecipasti al Festival Di Sanremo.
Raccontaci quell’esperienza!

Sanremo mi ha fatto credere che tutto è possibile. Sono salita su quel palco con le gambe che tremavano e gli occhi lucidi. Il programma per quanto criticato è molto seguito e rappresenta la canzone italiana. Come battesimo è stato fortissimo ma perfetto. Il brano che ho presentato lo avevo scritto con il mio migliore amico quando avevo diciassette anni. Resta uno dei doni più belli.

Come è nata la collaborazione con Ramazzotti? Dicci un pregio e un difetto di Eros!
Eros mi vide in un’intervista con Marzullo, mi scrisse su Myspace dicendomi che gli ricordavo come era quando aveva la mia età e che se avevo bisogno di un consiglio non avrei dovuto esitare a farmi consigliare da lui. Quando lessi il messaggio lo ignorai, proprio non credevo che fosse davvero Eros a scrivermi (immagina la mia faccia quando venni a sapere che Myspace era a tutti gli effetti gestito da lui), non ci siamo quasi mai visti, gli scrivevo le cose belle che mi capitavano e quelle un po’ meno belle, in particolare quando avevo un contratto castrante, gli dissi ”per colpa di una firma che ho messo anni fa ora non posso neanche cantare”. Lui mi chiamò e mi disse: ”ti faccio venire in tour, mi prendo io la responsabilità”. Devo tantissimo a lui, non è da tutti. Il difetto (se così si può chiamare) è che ha mille responsabilità e tantissime persone che hanno voluto sfruttare la sua fama. A volte non lo vedono come un uomo come tutti gli altri, molte persone si aspettano che faccia il supereroe sempre. Il pregio è che è l’uomo più generoso che abbia mai conosciuto in vita mia. Anche il più umile.

Poco dopo, nel 2012, sei entrata nella squadra di Morgan ad X-Factor. Come è stato lavorare con lui? Cosa rifaresti e cosa invece, con il senno di poi, cambieresti?
Rifarei X factor solo se ci fosse Morgan come mio mentore. E’ un uomo colto e profondo. Generoso e appassionato, non ci ha mai fatto mancare consigli. Cosa cambierei? Forse il taglio dei capelli. Se nasci ad X factor (come ogni altro talent) e non arrivi primo rischi di essere marchiato come un’artista informe. La mia fortuna è che sono stata di passaggio, l’ho vissuto come un esperimento antropologico, dopo aver avuto l’onore di conoscere musicisti di fama mondiale non ho potuto neanche lontanamente pensare di pavoneggiarmi per qualche diretta televisiva. Molti non si accorgono che il talent non è un mondo reale. Però è comunque tutto molto interessante. D’altronde un giovane oggi che altre alternative avrebbe, a parte il talent?

Descriviti in poche parole!
Sono un mezzo disastro che cammina, una via di mezzo tra Jessica Rabbit e Fantozzi. Sono la peggior nemica di me stessa riguardo le critiche ma poi sono anche la prima che si prende in giro. Mi piace ridere di tutto e adoro la spontaneità delle cose. Nei testi preferisco la violenza della verità che il politicamente corretto. A volte mi vesto con vestiti che fasciano il corpo, mi trucco e mi pettino per bene e appena chiudo la porta di casa mi accorgo che sto in ciabatte!

Cosa significa per te vivere di Musica? Come ti immagini tra 10 anni?
Vivere di musica è una cosa molto naturale, vivere con la musica un po’ meno. Però il sacrificio e il rischio valgono la pena decisamente. Chiunque canti aspettando la gloria e i dischi di platino a mio avviso non ha capito niente. Diventare un cantante affermato è forse più difficile che andare su Marte, vorrei tanto dire a ragazzi che avere dei desideri e lavorare sodo è il vero viaggio che ci aspetta. Siccome non possiamo prevedere il futuro tanto vale non tradirsi e non buttarsi via. Una cosa sudata è molto più appagante di qualsiasi altra cosa al mondo.

Oltre che una cantante sei anche una semplice ragazza, raccontaci qualcosa di te! Una cosa non hai mai dichiarato e che vorresti rivelare ai tuoi fan!
Nella vita, si sa, accadono cose imprevedibili e meravigliose. In adolescenza ho frequentato cattive compagnie e, oltre mia mamma, mi ha salvata questa vicina di casa meravigliosa con la quale sono cresciuta: è una transgender e si chiama Giò. Ho perso i suoi contatti e se mi permetti vorrei lanciarle un messaggio:
“Gio’, spero di abbracciarti presto e di dimostrarti tutta la mia gratitudine per esserti presa cura di me, per avermi insegnato che non è poi così male cadere e rialzarsi. Grazie a te ho conosciuto un mondo fatto di lacrime e paillettes, tacchi alti e tentennamenti e soprattutto che è importante ricordarsi dove si vuole arrivare perché il coraggio vuole vincere anche se gli altri pensano che non ce la farai mai”.

D.B

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